Sprecare il Recovery Fund

La presidenza tedesca del Consiglio europeo e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto l’accordo sul prossimo bilancio pluriennale (Mff) e sul pacchetto Next Generation EU (Ngeu). Dopo l’approvazione della plenaria dell’Europarlamento, l’accordo dovrà essere approvato dal Consiglio, superare la minaccia di veto di Ungheria e Polonia e le lungaggini delle ratifiche nei parlamenti nazionali. Tuttavia, i governi hanno tirato un sospiro di sollievo nell’attesa di fondi che, anche se in ritardo, arriveranno.

Il successo del Recovery Fund però non dipende da questo, ma dalla capacità dei Paesi che ne hanno più bisogno di “assorbire” le risorse a loro disposizione. Per ottenere i miliardi del Ngeu infatti, gli Stati membri devono presentare un programma controllato dalla Commissione e approvato dal Consiglio. Sulla carta le direttive già ci sono: rispettare le raccomandazioni specifiche per ogni Paese, aumentare le prospettive di crescita, occupazione e e welfare. Possibilmente rispettando l’agenda ambientalista del Green Deal.

Il percorso di attuazione però è tutt’altro che semplice, i dati sulla capacità di assorbimento dei fondi strutturali riscontrati dalla Corte dei conti europea sollevano preoccupazioni sul successo dei piani di rilancio.

La capacità di assorbimento dei fondi strutturali
Analizzare la performance del bilancio pluriennale (Mff) è il modo più efficace per stimare le possibilità di successo del Recovery Fund. Ieri la Corte dei conti europea ha pubblicato la relazione annuale sull’esercizio finanziario del 2019, giungendo a conclusioni negative. Infatti, pur riscontrando dei miglioramenti in alcuni settori di spesa, i revisori hanno concluso che i pagamenti sono stati inficiati da troppi errori, soprattutto nella categoria delle spese ritenute “ad alto rischio”.

In considerazione di ciò, la Corte ha formulato un giudizio negativo. Dall’analisi risulta che a fine 2019, penultimo anno del bilancio corrente, era stato erogato solo il 40% (184 miliardi di euro) dei finanziamenti Ue stabiliti per il periodo 2014–2020, e alcuni Stati membri ne avevano utilizzato meno di un terzo. L’Italia è tra i peggiori: nel 2019 sono stati spesi poco più del 30% dei fondi, rispetto ad una media Ue del 40%.

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Secondo i revisori, ciò è dovuto al ritardo nell’avvio dei programmi di spesa e al tempo concesso per la dichiarazione dei costi. Detta più semplicemente, si tratta di burocrazie che non funzionano come dovrebbero.

Il rischio di sprecare il Recovery Fund
Nella relazione viene sottolineata la necessità di una gestione solida ed efficiente Ngeu, in virtù del quale la spesa dell’Unione europea quasi raddoppierà nei prossimi anni. In sostanza, la Corte ha lanciato un allarme: molti Paesi europei faranno fatica non solo a investire nel modo corretto, ma anche semplicemente ad allocare e spendere le risorse del Ngeu.

Il presidente, Klaus-Heiner Lehne, lo dice senza girarci intorno:

«L’Ue spenderà (nei prossimi 7 anni, ndr) significativamente di più rispetto al precedente al periodo. In questi tempi di crisi, è fondamentale che le spese producano rapidamente risultati e dimostrino così il valore aggiunto che la cooperazione e la solidarietà europea possono fornire. Gestire in maniera oculata ed efficace le finanze dell’Ue diventerà quindi ancora più importante. Ciò comporterà maggiori responsabilità sia per la Commissione che per gli Stati membri, ma anche per noi della Corte dei conti europea».

In conclusione, ha promesso che la Corte continuerà a svolgere un ruolo attivo nel sostenere una gestione trasparente di tutti i tipi di fondi europei, promuovendo direttamente il rispetto dell’obbligo di renderne conto.

C’è il rischio concreto che gli Stati meno efficienti — e l’Italia è indubbiamente tra questi — non riescano a programmare niente di straordinario con il Recovery Fund, limitandosi a spostare risorse all’interno delle voci del bilancio nazionale per soddisfare i parametri e dirottare i fondi dove fa più comodo, ma senza investire in programmi strutturati e ambiziosi che sfruttino fino in fondo le risorse messe a disposizione.

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