La pax russa in Siria

L’accordo raggiunto raggiunto a Sochi tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin allontana i curdi dai 440 km di confine turco-siriano e afferma il ruolo della Russia come il grande mediatore della regione. Secondo l’accordo, le milizie curde devono ritirarsi entro il 29 ottobre da tutto il territorio entro 30 km dalla frontiera turco-siriana. A controllare il disimpegno è la polizia militare russa insieme alle forze armate siriane.

Le forze armate turche resteranno nei territori appena occupati ma non andranno ulteriormente avanti con la conquista del territorio siriano. Dopo il 29 ottobre sarà stabilito il pattugliamento congiunto russo-turco della frontiera turco-siriana, il pattugliamento avrà luogo in una buffer zone profonda 10km lungo il confine. La città di Qamishli —la de facto la capitale dei curdi — non farà parte della buffer zone, a differenza però di città dall’alto valore strategico come Manbij e Kobane.

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La Turchia ha ottenuto quel che voleva: una zona di sicurezza sotto il suo controllo lungo la frontiera turco-siriana, in cambio ha dovuto semplicemente garantire il rispetto della sovranità e integrità territoriale della Siria. La Russia dal canto suo è riuscita a mediare una accordo che consente al suo alleato Bashar al-Assad di estendere la sovranità russo-siriana nei territori fino a poche settimane fa controllate dai curdi con l’appoggio americano. Cosa succederà nei territori del nord-ovest siriano— la provincia di Idlib per intenderci — ancora non è chiaro. La Turchia continua ad avere i suoi punti di osservazione e le sue milizie. Non è chiaro nemmeno cosa ne sarà del piano di Erdogan per il re-insediamento dei rifugiati siriani, né il destino dei numerosi prigionieri dell’ISIS detenuti dalle milizie curde.

Ai curdi non rimane molta scelta, schiacciati dall’operazione turca e dal ritiro statunitense, dovranno cercare un nuovo rapporto di alleanza con Assad, che non ha intenzione di concedere al Kurdistan siriano il desiderato’autogoverno che i curdi stavano sperimentando nel Rojava. Sembra proprio che i curdi stiano subendo l’ennesima umiliazione. Allo stato attuale non è neanche chiaro cosa ne sarà dello YPG, lo capiremo solo dopo il disimpegno, se avrà luogo nei tempi e nei modi stabiliti da Erdogan e Putin.

Difficile stabilire se e quanto durerà questa pax russa. La tenuta dell’accordo richiede un tipo di rapporto di fiducia che tra Ankara e Damasco non c’è mai stato. Poi c’è l’Iran e la sua volontà di stabilire il“corridoio sciita” lungo l’asse Teheran-Baghdad-Damasco, una linea rossa invalicabile per Israele. Inoltre, va considerato che il disimpegno americano è solo parziale: un contingente di truppe speciali resterà comunque in Siria, altre ancora si sono semplicemente trasferite nel vicino in Iraq, mentre la presenza complessiva di truppe USA nelle installazioni militari del Medio Oriente è aumentata.

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